di Olga Capobianchi

È il risultato eccezionale, così rosso vivace e gustoso, di un clima ideale e di un terreno fertile. Il pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop è un dono per i 41 Comuni delle province di Salerno, Avellino e Napoli che lo coltivano e per gli amanti della cucina mediterranea. Con la sua forma allungata, tra i 6 e gli 8 centimetri, il Ph non superiore a 4,50 e la polpa compatta, quasi senza semi, è conosciuto in tutto il mondo. Grazie al suo sapore agrodolce regna su pasta, pizze e calzoni, arricchisce parmigiane, piatti umidi, ragù. Esaltato dalla sua trasformazione in ‘pomodoro pelato’ e così disponibile tutto l’anno, consente la preparazione di mille salse.

Pomodoro San Marzano

La Dop e il Consorzio di tutela

La Denominazione di origine protetta designa esclusivamente il prodotto ‘pelato’ e la tipologia ‘pelato a filetti’: “Il nostro pomodoro, che lo scorso anno ha festeggiato i vent’anni della Dop, si rinnova di continuo – spiega Tommaso Romano, 57 anni, di Pomigliano d’Arco (Na), presidente da tre anni del Consorzio di tutela e presidente della Cooperativa Pomar – Il Consorzio è nato nel 1999 e oggi conta venti industrie di trasformazione e circa quindici cooperative agricole che rappresentano i 190 produttori che coltivano in tutto un terreno di 200 ettari. Abbiamo un potenziale economico enorme, perché gli ettari sfruttabili sarebbero 16.000. Stiamo puntando alla ricerca per migliorare il San Marzano e cercare di sconfiggere malattie e insetti che lo tormentano. Negli ultimi due anni la produzione è infatti cresciuta, portandoci dai 70.000 quintali del 2016 ai 115.000 quintali del 2017”.

Territorio e clima, una combinazione perfetta

Il comprensorio dell’Agro Sarnese-Nocerino – come viene descritto sul sito del Consorzio – si estende nella pianura del Sarno che è ricoperta per la maggior parte da materiale piroclastico di origine vulcanica. I terreni sono profondi e soffici, con sostanza organica e un’elevata quantità di fosforo assimilabile e di potassio scambiabile. L’idrologia è molto ricca per la presenza di numerose sorgenti e di abbondanti falde. L’acqua per uso irriguo, in genere, deriva da pozzi che si alimentano dalla falda freatica. La zona risente della benefica influenza del mare, le escursioni termiche non sono notevoli e la grandine è rara. Le piogge, abbondanti in autunno, inverno e primavera, sono scarse in estate: “L’anno scorso abbiamo risentito della siccità – sottolinea Tommaso Romano – Il San Marzano necessita di terreno sempre umido”. Sembra solo un brutto ricordo la vicenda di alcuni anni fa della ‘Terra dei fuochi’: “Sulla sicurezza la Regione Campania ha fatto e fa un lavoro eccellente con analisi delle acque, dei terreni, dei vegetali. Risulta tutto nella norma. Siamo esenti da ogni dubbio”.

Pomodori pelati San Marzano DOP

Un po’ di storia, gli Stati Uniti e l’Italian Sounding

Il pomodoro è originario del Sudamerica. Nel 1770, il Viceré del Perù donò alcuni semi al Re di Napoli, Ferdinando I di Borbone: “Il nostro San Marzano è legato a un nome particolare, quello di Francesco Cirio che aveva le sue industrie a Napoli già alla fine dell’Ottocento – racconta il presidente del Consorzio – Nel lontano 1926, Cirio ha inventato il pelato e l’ha portato in America. Dagli anni Trenta e Quaranta, fino agli anni Settanta, le industrie dei pelati sono sempre aumentate nella nostra zona. Oggi l’80 % del San Marzano Dop finisce all’estero, quasi tutto negli Stati Uniti. Il problema che abbiamo è quello delle imitazioni, dell’Italian Sounding. Negli Usa, purtroppo, tutti i pomodori si chiamano San Marzano senza averne i requisiti”.

L’export

Dopo gli Stati Uniti, i Paesi che importano il San Marzano sono quelli dell’Europa Centro-Nord, soprattutto Svizzera, Germania e Olanda: “Inoltre vendiamo bene in Giappone e Cina – rivela Tommaso Romano – e anche in Australia, nonostante il problema del dazio. In Italia il nostro pomodoro è diffuso ovunque, ma si rivolge a una fascia medio alta di consumatori perché costa un po’ di più degli altri. Ad Eataly e in supermercati come Coop ed Esselunga abbiamo una vendita di nicchia”.

La battaglia contro malattie e insetti

“Dal 2008 abbiamo purtroppo a che fare con un insetto importato dal Perù, che è giunto da noi tramite la Spagna e poi la Sicilia – spiega il presidente – si chiama ‘Tuta absoluta’ e stiamo attuando un’importante ricerca con il Cnr di Portici e con dei tecnici locali per combatterlo, pensando allo stesso tempo ad avere la meglio sui focolai di virosi”.

Gli eventi e il riconoscimento come Patrimonio culturale

Il Consorzio è stato di recente al Cibus di Parma e non manca agli eventi più importanti. Il famoso oro rosso della Campania ad ottobre volerà infatti a Parigi per partecipare al Sial, fiera internazionale dell’alimentazione. Ma non è tutto. Ad aprile 2016, il Consorzio ha presentato una richiesta al Parlamento italiano, in collaborazione con l’Osservatorio dell’Appennino meridionale della sezione di Salerno, per il riconoscimento della filiera San Marzano Dop e dei relativi siti di produzione quale Patrimonio culturale. Due audizioni si sono svolte lo scorso luglio presso la Commissione Agricoltura e ora il Consorzio attende, con ottimismo, la risposta definitiva.