10 domande 10 (+1) alla scoperta delle storie vere degli uomini e delle donne che fanno la nostra buona tavola

Intervista a Tommaso Romano, 57 anni, di Pomigliano d’Arco (Napoli), presidente da tre anni del Consorzio di tutela del pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino Dop e presidente della cooperativa agricola Pomar

1)Perché è diventato presidente del Consorzio San Marzano Dop?

Perché il San Marzano è nel mio Dna, è una coltura storica e nutro una passione molto forte per questo prodotto. Mio padre era un imprenditore agricolo e io all’età di sei-sette anni ero già nei campi di pomodoro.

2) Se non fosse diventato presidente del Consorzio, cosa sarebbe oggi?

Coltiverei sempre pomodori San Marzano.

3) Il suo piatto preferito e il cibo che non vorrebbe mai sulla sua tavola?

Il piatto preferito è uno spaghetto con le vongole e i pomodori San Marzano. Sulla mia tavola non vorrei vedere i panini di Mac Donald.

4) Quale cucina regionale secondo lei è la migliore? Senza campanilismi.

Quella emiliana.

5) Cibo etnico. Un voto da 1 a 10 e perché.

Siamo sul 6. L’ho provato ma sono molto legato alla dieta mediterranea e ai prodotti nostrani.

6) Cosa le piace più del suo ruolo di presidente del Consorzio e cosa cambierebbe?

Mi piace il fatto che, con tutto il lavoro che sto facendo, stia venendo fuori qualcosa di positivo. In questi ultimi anni ci siamo dedicati molto alla ricerca, sia per il miglioramento della varietà, che per risolvere alcuni problemi tecnici, come la lotta ai nuovi tipi di insetti che aggrediscono le nostre colture, tutte attività che se non fossi presidente del Consorzio non potrei fare. Non mi piace, invece, l’impotenza del Consorzio nel settore commerciale. Alla sua nascita, oltre che di tutela, sarebbe dovuto essere anche un consorzio di rete, come quello per esempio della Mela Melinda che regolarizza l’acquisto stabilendo un prezzo minimo e uno massimo, in modo tale da avere unicità nell’offerta verso gli altri, invece di fare ognuno di testa propria, cosa che non condivido. E’ anche una questione di trasparenza. Inoltre, vorrei avere una parte dell’etichetta sulle confezioni dei pelati uguale per tutti, mentre ora ogni industria ha la sua e questo non è un bene per il nostro Consorzio.

7) Proposito per il futuro, crescita aziendale o mantenimento?

Sicuramente crescita. Noi abbiamo un areale di 41 comuni e, su una superficie agricola utile di circa 16.000 ettari, solo 200 vengono investiti a pomodoro San Marzano. Il mio proposito è di arrivare a un milione di quintali di prodotto l’anno, quindi a una superficie coltivata di 1.000 ettari, perché altrimenti non possiamo essere presenti nella grande distribuzione. Abbiamo una domanda molto più grande dell’offerta. Negli ultimi due anni il San Marzano è comunque cresciuto molto, dai 70.000 quintali del 2016 è passato nel 2017 a 115.000 quintali e speriamo di crescere anche quest’anno. Abbiamo un massimale di 800 quintali di prodotto per ettaro, con un ricavo annuo di circa 33.000 euro. C’è un buon margine di guadagno, il problema sono le malattie e gli insetti di nuova generazione che abbiamo importato dai Paesi del Sud America.

8) Un voto alle politiche agricole ed economiche. Da 1 a 10.

Negli ultimi sei mesi abbiamo avuto grandi delusioni sia dalla Comunità Europea che dall’Italia, perché sono state assenti nei nostri confronti. Alle politiche agricole europee, per quanto fatto prima di questo periodo nel complesso, non posso però che dare 7. Un voto in più, quindi 8, alla Regione Campania che ci è sempre molto vicina.

9) Il prodotto da rappresentare nella prossima vita?

L’albicocca vesuviana, veramente un prodotto di eccellenza.

10) Domanda finale, forse. Legame con la sua terra o cittadino del mondo?

Mi sento tutte e due le cose, cittadino del mondo che porta con sé l’immagine della sua terra a cui è legato.

10+1) Ora è davvero l’ultima. Se il prodotto fosse una canzone, che canzone sarebbe?

“I giardini di marzo” di Lucio Battisti.