di Samantha De Martin

È uno dei prodotti più rappresentativi della Calabria, noto da 2700 anni e importato dall’Asia dai Greci che l’hanno distribuito a tutte le colonie del sud Italia. Ippocrate la consigliava per calmare la tosse, gli Sciiti la usavano mescolata al formaggio di latte di cavalla per sopportare la sete, mentre Napoleone per attenuare i dolori allo stomaco. È la liquirizia: dal greco ‘radice dolce’. Quella di Calabria è da secoli apprezzata anche per le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e cicatrizzanti, assunta da chi soffre di pressione bassa, ma potrebbe essere utilizzata anche dagli ipertesi, considerato il suo basso contenuto di glicirizzina. Nel 2011 è diventata Liquirizia di Calabria DOP . Oggi “si coltiva in 208 comuni calabresi, dalle pendici del Pollino fino all’estremo sud della regione a un’altitudine massima di 650 metri” come spiega Antonio Massarotto, direttore del Consorzio.

Della Liquirizia di Calabria DOP sono usate le radici, raccolte durante la stagione autunnale ed essiccate, e l’estratto.
La radice è in commercio in bastoncini da masticare, tagliuzzata per decotti e tisane o ridotta in polvere. L’estratto invece rappresenta la base di partenza per l’industria dolciaria.

 

Carta d’identità della Liquirizia di Calabria

Nome: Liquirizia di Calabria

Denominazione: Dop

Data di nascita: 2011

Luogo di nascita: tra le pendici del Pollino e l’estremo sud della Calabria, sulla fascia ionica e tirrenica. Lungo i fiumi Crati, Esaro, Neto e Tacina.

Segni particolari: pianta erbacea perenne della famiglia delle leguminose, base legnosa, fiori di colore viola-azzurro con corolla di cinque petali, raccolti in spighe con peduncolo allungato, radici a fittone e lunghi stoloni.

Valore energetico: 343 chilocalorie per 100 grammi.

 

 

Ecco le 3 (+1) ricette a base di Liquirizia di Calabria DOP: tradizionale, innovativa, light e una d’autore, a cura della chef Danila Forciniti, docente presso l’Accademia di arte culinaria Cordon Bleu di Firenze.