di Olga Capobianchi

Dice di essere nato in mezzo ai capperi che ha raccolto da quando aveva dieci anni perché, in un’economia molto povera e contadina, si andava subito a lavorare. Oggi Rosario Cappadona, 64 anni, di Pantelleria, oltre a essere responsabile marketing della Cooperativa Agricola Produttori Capperi, unica azienda titolare dell’Igp in assenza di un consorzio, è anche autore di tre ricettari che promuovono l’utilizzo in cucina di questo gustoso fiore siciliano.

Perché i capperi di Pantelleria Igp sono speciali?

Intanto mi piace sottolineare che i capperi non sono frutti ma boccioli fiorali, fiori cioè ancora chiusi non sbocciati, e quindi noi mangiamo un fiore. I nostri capperi si distinguono dagli altri per caratteristiche aromatiche e di sapore. il cappero di Pantelleria è un ingrediente che caratterizza la pietanza a cui viene aggiunto, mentre gli altri capperi sono messi sotto aceto dalle industrie perché così facendo coprono il gusto del prodotto che non è di qualità. La nostra è una pianta diversa dalle altre perché, anche se uguale per genere e specie, la ‘Capparis spinosa’, è di una varietà particolare, la ‘Inermis’, cioè senza spine, e cultivar ‘Nocellara’ perché somiglia a una nocciolina tonda.

Quanti sono i soci della cooperativa e quanti capperi certificati vengono prodotti ogni anno?

I soci iscritti per l’Igp sono circa 110 per una produzione media di 1.000 quintali l’anno e sono interessati un centinaio di ettari. Le coltivazioni non sono esclusive e sullo stesso terreno convivono il vigneto e il cappereto. La produzione dipende molto dalle condizioni climatiche. L’ideale è il tempo piovoso in inverno e caldo a partire da maggio. Dopo tre anni di siccità estrema con gli insetti che attaccavano le piante, nel 2018 la produzione è stata discreta ma quest’anno siamo in ritardo per il freddo.

Come li preferisce mangiare lei i Capperi di Pantelleria Igp?

Mi sono personalmente preoccupato di scrivere tre libri di ricette per divulgare il loro uso ma la mia ricetta preferita è l’insalata pantesca che si fa con pomodori, patate lesse, buon olio extravergine d’oliva, origano, capperi, cipolla e poi si può arricchire con pesce secco, come si usava in passato, o uova sode.

Dove si vendono maggiormente i capperi Igp e quanto costano?

Il 70% della produzione viene venduto in Italia dal Lazio in su, il restante 10% rimane nei punti vendita della nostra isola, un 5% finisce in piccole quantità all’estero e in particolare in Germania, Norvegia, Francia, Spagna, Stati Uniti e Giappone, l’altro 15% viene venduto alla clientela online. Il cappero Igp è solo quello con il sale marino, il trasformato non è certificato. Non subiamo tentativi di imitazione nei prodotti confezionati, ma nei mercati sì, capita. I capperi piccoli costano 24 euro al chilo, i medi 20 euro, quelli grandi ancora un po’ di meno. I piccoli costano di più per un motivo estetico, si adattano meglio agli antipasti e alle insalate.

Quanto è redditizia la coltivazione dei Capperi di Pantelleria Igp?

Abbastanza, in un’economia di tipo familiare, ma abbiamo un problema di emigrazione intellettuale dei giovani e così manca la manodopera. E’ una situazione difficile da risolvere perché qui da noi esistono solo micro aziende di superfici comprese fra uno e due ettari. Per fortuna in questi ultimi anni abbiamo avuto una folta colonia di lavoratori rumeni che ora però stanno tornando a casa loro. La coltivazione del cappero è faticosa perché si raccoglie esclusivamente a mano e per questo, una volta, veniva coinvolta tutta la famiglia. Si cominciava da bambini in estate e si contribuiva al reddito della famiglia lavorando.

Quali sono gli eventi in programma per la promozione dei capperi Igp?

Fino a due anni fa facevamo alcune fiere, adesso ogni anno facciamo ad agosto una festa a Pantelleria nella contrada Bukkuram. Non siamo in grado di partecipare ad eventi grandi, così come non possiamo avere un consorzio perché richiede spese e un fatturato importante che noi non abbiamo. A livello nazionale e regionale, a seconda delle competenze, si dovrebbe avere un’attenzione particolare per le realtà modeste come la nostra, facendo ad esempio delle normative specifiche sulle assunzioni dei lavoratori agricoli. La politica è purtroppo disattenta, tiene conto delle grandi aziende e non delle piccole.