di Olga Capobianchi

Agricoltore con alle spalle studi di Veterinaria, Massimo Carpinteri, 68 anni, di San Paolo Solbrito (Asti), si occupa di api da più di quarant’anni, da quando nel 1973 un amico gli regalò due alveari. Da allora, la produzione di miele è diventata per lui una professione culminata con l’incarico di referente dei produttori del Presidio Slow Food dei Mieli di alta montagna alpina.

Quanto miele del Presidio si produce in media ogni anno?

Un alveare nomade produce almeno dai 30 ai 40 chili di miele l’anno, ma è difficile fare una stima per le variabili legate al clima, ai parassiti delle api e ai pesticidi usati male dagli agricoltori per le loro coltivazioni. Ogni apicoltore Slow Food ricava comunque circa sei quintali di miele l’anno, quindi, visto che siamo in trenta tra Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta, direi che in un anno riusciamo ad ottenere circa 180 quintali in tutto.

Come incidono clima, parassiti e pesticidi sulla produzione?

Il clima è cambiato, il freddo stressa le famiglie di api che sono molto sensibili all’ambiente. La “Varroa destructor” è invece un parassita che indebolisce gli alveari ma che riusciamo a contrastare in maniera ecologica. Il problema più grosso ci deriva dagli avvelenamenti da pesticidi, problema che negli anni ha creato il nomadismo di fuga. Noi apicoltori siamo costretti a muovere gli alveari a volte non per seguire le fioriture delle piante ma per salvare le api e questo fenomeno ha messo in forte crisi il settore. Gli agricoltori non sono abituati al giusto uso dei pesticidi. Quest’anno abbiamo avuto centinaia di alveari avvelenati a causa di contadini confinanti che non si sono preoccupati delle api e hanno dato i pesticidi durante il giorno.

Quanto è faticoso produrre i Mieli di alta montagna alpina?

Il lavoro dell’apicoltore è duro perché si è sempre con la schiena piegata a guardare le api. Noi produttori di alta montagna facciamo in più viaggi lunghi, anche di cento chilometri, su strade pericolose, per spostare gli alveari seguendo le fioriture. Carichiamo e scarichiamo dai camion centinaia di alveari che pesano quando sono pieni 25 chili ciascuno, in produzione 50 chili. Una bella fatica. Per questo motivo il miele di montagna costa più di quello di pianura.

Dove si vendono i Mieli di alta montagna alpina e a quale prezzo?

Per ottenere un guadagno, dobbiamo vendere tra i 13 e i 20 euro al chilo, mentre un miele di pianura si trova anche a 10 euro fino ai 15. Dipende poi dalle annate, se produciamo di più possiamo mantenerci mediamente sui 16 euro. Quando si produce poco come in questi ultimi anni, il prezzo sale. Il miele che costa un po’ meno è il Millefiori, tra i 13 e i 16 euro al chilo, poi il Rododendro, che sta sui 17 euro, mentre il più caro e difficile da produrre è la Melata d’abete. Le vendite si fanno in zona. Qualcuno dei produttori conferisce in una cooperativa importante del Piemonte, la maggior parte però vende direttamente al consumatore nei mercatini e nelle manifestazioni. Le nostre produzioni sono piccole e restano nel Nord Italia anche se ogni tanto finiscono all’estero. Io ad esempio ho esportato in Inghilterra e persino in Giappone.