di Olga Capobianchi

Ha 61 anni, è professore di Scienze all’Istituto Norberto Bobbio di Carignano e presidente dell’Associazione produttori della Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino, ente che si occupa della Dop in assenza di un consorzio. Ed è per questo che Leonardo Azzi conosce bene le origini e la vita di questo delicato pesce d’acqua dolce.

Come mai non esiste un consorzio di tutela della Tinca Dop?

Non c’è mai stato, mentre la nostra Associazione è ancora attiva e fu creata proprio per ottenere la Dop, nel febbraio del 2008. Ora l’Associazione conta solo due produttori perché la tinca è un pesce che cresce negli stagni e la sua produzione, per vari motivi, si ferma a pochi quintali l’anno.

Cosa ha di speciale questo pesce?

Somiglia al pesce gatto o alla carpa ma è molto più delicato non avendo un sapore forte di pesce e possiede delle caratteristiche organolettiche particolari perché non ha il tipico odore di fango delle altre tinche che si pescano nei laghi del Nord Italia. Inoltre la sua pelle è commestibile e gustosa e la sua carne è ricca di Omega 3 e povera di grassi cattivi con una buona percentuale proteica.

Come si è sviluppata la tinca in questa zona del Piemonte?

L’origine di tutte le tinche che si trovano in Europa è la stessa: sono state pescate nei torrenti e poi introdotte negli stagni dove hanno trovato un ambiente ideale, acque basse e abbondanza di cibo. Questo pesce d’acqua dolce si è sviluppato nella nostra zona in una sorta di isolamento geografico, in un altopiano di circa 200-300 metri rialzato rispetto alle pianure circostanti e abbastanza esteso. In queste argille, che risalgono al periodo Pleistocenico, la tinca ha sopportato sia i freddi invernali che le calure estive, quindi anche gli sbalzi di temperatura. Ed era una delle poche fonti di proteine.

Dove viene venduta la Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino Dop?

Il boom sul mercato si è avuto solo nei primi anni della Dop. In seguito, l’invasione dei cormorani, del gambero rosso della louisiana e della rana toro ha compromesso e compromette anche attualmente la sua produzione. Un cormorano mangia mezzo chilo di tinche al giorno e quando arriva uno stormo di 50 uccelli sparisce un quintale di pesce in due giorni. Questi uccelli rimangono da settembre fino al marzo-aprile successivo, attuando uno scempio nei nostri stagni perché le autorità non vogliono che si spari ai cormorani. Un loro abbattimento selettivo a marzo è servito a poco perché ormai il danno era stato fatto. Gli altri problemi per la tinca derivano dalla presenza del gambero rosso che mangia le sue uova e dalla rana toro che produce una quantità enorme di girini, diventando un competitore alimentare perché si nutre dello stesso cibo della tinca. Quindi la produzione della tinca è minima e la sua vendita è limitata alla zona di Poirino e dintorni.