di Olga Capobianchi

Pensionato, 68 anni, dell’Aquila, architetto ed ex ricercatore presso l’Itc-Cnr (Istituto per le tecnologie della costruzione del Consiglio nazionale delle ricerche), figlio di agricoltori, non ha mai dimenticato le sue radici e da anni condivide il progetto Slow Food di preservare la biodiversità. E’ referente di più presidi abruzzesi, tra cui quello delle Lenticchie di Santo Stefano di Sessanio nato nel 2002.

Che caratteristiche hanno e dove si coltivano queste speciali lenticchie abruzzesi?

Si coltivano da secoli nell’areale di Santo Stefano di Sassanio e nei comuni limitrofi, fino ad un’altitudine di 1.600 metri. Sono lenticchie piccolissime, di qualche millimetro di diametro e meno di un millimetro di spessore, e vengono coltivate su terreni asciutti e freschi, per lo più calcari, e non hanno bisogno di diserbanti nè di concimi chimici.

Come le preferisce mangiare?

Io le uso per preparare la zuppa e, siccome sono piccole e hanno la pelle delicata, non serve l’ammollo. Cuociono direttamente in pentola in 15 minuti e questo piatto è semplicissimo da fare.

Quanto costano al chilo e dove si vendono?

Un chilo di lenticchie del Presidio costa circa 12 euro, ma si può trovare anche a 10 o a 15. Le lenticchie si vendono in piccoli negozi, al mercato contadino e in qualche supermercato non solo in Abruzzo ma anche a Roma e nel Nord Italia. Purtroppo se ne producono poco, in aree marginali e difficili, senza l’aiuto di mezzi meccanici e con molto lavoro, il processo produttivo è quello di mille anni fa praticamente.

Quanti sono i produttori del Presidio?

I coltivatori sono attualmente undici e producono in tutto 100-150 quintali l’anno di lenticchie. Difficile fare una media perché la produzione varia sempre. Nel 2018, ad esempio, è stata della metà per colpa dei cinghiali che quando entrano in quaranta in un campo, solo col calpestio, lo distruggono.