di Olga Capobianchi

Quando si parla di grano nell’Abruzzo interno, si pensa alla varietà Solina, frumento tenero antico, coltivato dall’inizio del XVI secolo, oggi Presidio Slow Food. È un grano tipico delle zone montane e marginali del Gran Sasso, specie la parte interna del massiccio sul versante aquilano. In grado di resistere a lungo sotto la neve e al freddo, può essere coltivato dai 600 ai 1.400 metri e oltre. La semina è soltanto autunnale. Dal grano di Solina si ricava una farina ideale per la preparazione del pane casereccio e della pasta fatta in casa che, agli inizi del XX secolo, è stata utilizzata dal genetista italiano Nazareno Strampelli per alcuni esperimenti e incroci con altre varietà locali. “I produttori del grano Solina sono attualmente sette – chiarisce Giorgio Davini, referente del Presidio Slow Food –  con una superficie complessiva coltivata di circa 150 ettari ed una produzione di 15 quintali per ettaro. Il costo della farina al kg, al consumatore finale, è di circa 3 euro”.

A raccontarci il Grano solina dell’Appennino abruzzese è oggi Giorgio Davini, referente del Presidio Slow Food. Leggi qui l’intervista.

Le nostre 4 (+1) ricette a base di Grano solina dell’Appennino abruzzese Presidio Slow Food.

PANE DI SOLINA – ricetta tradizionale

PIZZA BIANCA DI SOLINA – ricetta innovativa

CIAMBELLINE AL VINO – ricetta Bio

UBRIACATI DI SOLINA – ricetta light

CAVATELLI DI SOLINA – ricetta 15 minuti

 

Carta d’identità del Grano solina dell’Appennino abruzzese

Nome: Grano solina dell’Appennino abruzzese

Denominazione: Presidio Slow Food

Data di nascita: 2016

Luogo di nascita: zone montane e marginali del Gran Sasso, specie la parte interna del massiccio sul versante aquilano

Ingredienti: frumento tenero

Segni particolari: dal seme si produce una farina molto rustica

Produzione: è coltivato dai 600 ai 1.400 metri e oltre e si adatta bene ai terreni poveri e ricchi di scheletro, tipici delle zone più alte. Nella parte del massiccio che si affaccia su Pescara e Teramo, che gode di un clima più mite per l’influsso del mare Adriatico, la coltivazione non scende mai sotto i 750 metri. La semina è esclusivamente autunnale: da metà-fine settembre per i terreni più alti, alla seconda-terza decade di ottobre per le vallate interne, poste a quote più basse. Molto rustica, si adatta bene ai terreni poveri e ricchi di scheletro, tipici delle zone più alte. La raccolta avviene in luglio inoltrato. La sua coltivazione, però, è impegnativa: i terreni montani sono difficili da raggiungere e da lavorare; la coltivazione deve essere alternata a colture come mais e patate e poi a leguminose da foraggio o da granella come cece e lenticchie; i tempi di attesa del raccolto sono lunghi, specie alle altitudini più elevate; infine, la resa media non è elevata, attestandosi sui venti quintali ad ettaro

 

Valore energetico: circa 366 kcal per 100 gr di prodotto