di Olga Capobianchi

E’ agronomo, ha 51 anni, è di Sulmona e lavora presso il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Ma Giorgio Davini è anche nel comitato esecutivo regionale di Slow Food e referente dei presidi. In particolare segue più da vicino quelli del Grano solina dell’Appennino abruzzese e dei Mieli dell’Appennino aquilano.

Perché è speciale il Grano solina?

Per più motivi. La sua particolarità numero uno è che si tratta di un grano tenero usato non solo per fare il pane ma anche per la produzione di pasta, secondo una tradizione che si è sviluppata in Abruzzo. E’ povero di glutine, caratteristica che dal punto di vista tecnologico è un difetto perché rende difficile la lievitazione, quindi occorre tutta la bravura e l’esperienza del panettiere per riuscirci, ma è un grano migliore dal punto di vista organolettico e di gusto e il pane può durare per molti giorni, basta comprarlo una volta alla settimana.

Quanto se ne produce?

Il grano solina è antico e abbastanza frugale, una specie rustica che si è adattata alle nostre montagne abruzzesi, dove se ne produce un terzo, se non meno, ad ettaro, rispetto alla produzione di grani più famosi di pianura, quindi 15-20 quintali contro i 50-60 di altri tipi di grano. E’ esclusivamente una coltivazione abruzzese, una varietà che rende poco ma che può crescere in montagna, da cui si ricava oltre alla farina per fare pasta e pane, da tre anni anche la birra.

Quanto costa e quanti sono i produttori?

Considerate le difficoltà di coltivazione in montagna e la macinazione a pietra, il costo della farina al kg, al consumatore finale, è di circa 3 euro. I produttori seguono il disciplinare che ha aperto la coltivazione a tutto l’Abruzzo ma con l’unica prerogativa che i terreni devono essere al di sopra dei 700-800 metri, evitando le zone quindi più a valle e collinari per non far perdere le qualità organolettiche di questo cereale. C’è stato un boom di coltivazione negli ultimi cinque anni ma non tutti i produttori fanno parte del Presidio, quelli che sono dentro sono sette con una superficie complessiva coltivata di circa 150 ettari ed una produzione di circa 15 q/ha.