4 Luglio 2018 - 16:03 . ITALIA . PRODOTTI

Eurispes, ecco l’Osservatorio su cibi e produzione

Eurispes e Unione Coltivatori Italiani hanno siglato un accordo di collaborazione pluriennale per la costituzione dell’Osservatorio permanente su Cibi, Produzione e Territori al quale ha aderito Universitas Mercatorum. L’Osservatorio si avvale di un Comitato Scientifico, presieduto dal Magnifico Rettore dell’Universitas Mercatorum ed economista agrario, Giovanni Cannata, e diretto da Alberto Mattiacci, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza Università di Roma. All’Osservatorio partecipano esponenti autorevoli del mondo della produzione agricola e alimentare e della tutela del territorio.

Dal ritorno alla terra da parte dei giovani, alla trasformazione delle abitudini alimentari e alle ripercussioni della crisi sull’alimentazione, dalla tutela dei marchi e delle espressioni del territorio ai problemi legati alla produzione e al rapporto con i diversi anelli della filiera, dalla crescita del biologico alla lotta alle truffe e agli sprechi. Sono alcuni dei temi che l’Osservatorio analizzerà attraverso indagini e riflessioni, con l’obiettivo di offrire soluzioni e proporsi come strumento di lavoro utile per gli addetti ai lavori, le Istituzioni e il sistema dell’informazione. Le abitudini degli italiani sono cambiate, si impongono nuove tendenze alimentari e la popolazione è sempre più orientata verso uno stile di vita sano. Secondo i dati contenuti nell’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes, il 43,7% degli italiani spende di più per i prodotti alimentari e il 42,3%, ritiene imprescindibile l’acquisto di prodotti alimentari di qualità: pur di fronte alla necessità di dover ridurre la spesa familiare, non si rinuncia alla qualità.

Già i dati raccolti nel 2017 dall’Eurispes evidenziavano come il cibo italiano fosse considerato sempre di più fonte di benessere: tre italiani su quattro prediligono prodotti Made in Italy, il 75,4% controlla l’etichettatura e la provenienza degli alimenti. Inoltre, l’80,4% sceglie prodotti di stagione, mentre oltre la metà privilegia i prodotti a Km 0 (59,3%) ed acquista spesso prodotti con marchio Dop, Igp, Doc (53,1%). Proprio i marchi rappresentano bene l’eccellenza della produzione del nostro Paese, inimitabile per ricchezza e varietà – il nostro Paese detiene il record di riconoscimenti nel mondo; il loro peso sul fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale è del 10% (rappresentano il 22% dell’export).

Nonostante i prezzi sostenuti, anche il biologico ha conquistato negli anni una fetta sempre più consistente del mercato alimentare, come garanzia di sicurezza e qualità. In Italia, le superfici coltivate con metodo biologico hanno raggiunto, all’inizio del 2017, quota 1.796.363 ettari (+20,4% rispetto all’anno precedente; nell’ultimo anno, sono stati convertiti al biologico oltre 300mila ettari). La dinamica evolutiva del numero di operatori presenti sul settore e delle superfici agricole destinate alle colture biologiche in Italia, mostra come dal 2011 in poi entrambi gli indicatori hanno mostrato una costante crescita, con un vero boom fra il 2015 ed il 2017. Dal 2010 al 2016, in Italia, le attività di agriturismo biologico sono passate da 1.302 unità a 1.504 unità con una crescita totale del 16%.

Risultano coerenti con tali tendenze le scelte alimentari di un numero sempre maggiore di italiani: Il 6,2% degli italiani si dichiara vegetariano, a cui si aggiunge uno 0,9% di vegani (la quota di vegetariani e vegani raggiunge il 15,9% tra i 18 ed i 24 anni, testimoniando da un lato l’appeal di queste scelte alimentari sulle nuove generazioni, dall’altro la possibilità di un’ulteriore crescita nei prossimi anni). I vegetariani o vegani in circa un terzo dei casi (32,1%) seguono anche un’alimentazione crudista; nel 23,1% dei casi fruttariana, nel 12,6% paleo-alimentarista. Tali scelte hanno diverse origini: in primo luogo la convinzione di un effetto benefico sulla salute (38,5%) ed il rispetto nei confronti degli animali (20,5%), ma anche una vera filosofia di vita (14,1%) ed il desiderio di mangiare meno e meglio (14,1%).

La qualità della vita di un Paese e di un territorio è direttamente legata alla qualità del cibo di cui si nutre chi vi abita. Questo perché il cibo consumato incide sulla salute umana, ma non solo: la sua qualità dipende dalle condizioni del suolo e dell’ambiente in cui viene prodotto, ed il suo stesso processo produttivo può inquinare non solo i terreni e le falde acquifere delle aree agricole da cui proviene, ma anche le città nelle quali si generano scarti alimentari e da imballaggio. Il cibo è anche un buon indicatore delle disuguaglianze sociali, per le condizioni che ne regolano l’accesso sul mercato o per il mancato rispetto dei diritti di chi lavora alla sua produzione.