ITALIA | Personaggi

Grano del Senatore Cappelli, 100 anni di storia

di Marco Valeriani

È una battaglia a suon di accuse e ‘divieti’ quella che si sta consumando, dalla primavera inoltrata, tra Sardegna ed Emilia Romagna per la promozione, valorizzazione e custodia di una delle più antiche varietà di grano italiane: il Senatore Cappelli.

La polemica, dai toni aspri e piuttosto accesi, è rimbalzata alcuni giorni fa nelle aule del Parlamento. E da qui è ripartita all’indirizzo di quanti minerebbero la salvaguardia del pregiato frumento. Dispute a parte, è curioso scoprire come le sorti del Senatore Cappelli siano in qualche modo riconducibili ad un personaggio, Nazareno Strampelli, caduto nell’oblio nei primi Anni Quaranta del secolo scorso.

Ma chi era Nazareno Strampelli?

Nato il 29 maggio 1866 in provincia di Macerata, Nazareno Strampelli dopo la laurea in Agraria all’Università di Pisa comincia a studiare il frumento con l’obiettivo di migliorarne qualità e produttività. Studi assidui, portati avanti ignorando del tutto – o quasi – le conclusioni in tema di genetica vergate da Gregor Johann Mendel, biologo e matematico di lingua tedesca (quello degli incroci dei piselli per capirci).

Nel 1903, vinta la Cattedra ambulante di agricoltura a Rieti, Strampelli rimane particolarmente colpito e incuriosito dalle peculiarità del grano Rieti Originario, seminato da tempo immemore nel capoluogo sabino. Un frumento, annota, capace di resistere ad una malattia, la ruggine – molto diffusa all’epoca – seppur soggetto al ripiegamento a terra delle spighe a causa del vento e della pioggia. È proprio il Rieti Originario a rappresentare l’avvio delle sue fortune. Volendolo fortificare, il maceratese intuisce la necessità di assimilarlo e ‘mischiarlo’ ad altre varietà.

Strampelli inizia a raccogliere grani da ogni parte del mondo e arriva a collezionarne più di 250. E da allora, senza un solo attimo di pausa, effettua e descrive l’incrocio di oltre 800 frumenti; molti dei quali utilizzando sempre il Rieti Originario alla ‘base’.

L’anno della svolta: il 1923

Nel 1907, il deputato del Regno Raffaele Cappelli, già artefice della riforma agraria che porta alla distinzione tra grani duri e teneri, incontra Strampelli e gli permette di procedere ad alcune semine, a livello sperimentale, nei terreni che possiede non lontano da Foggia. Strampelli si mette all’opera e al pari di quanto già fatto col grano tenero, procede alla selezione e all’incrocio di grani duri provenienti dal Sud Italia e dalle isole nonché da altri Paesi del Mediterraneo. Otto anni più tardi, riesce nell’obiettivo: seleziona una varietà, tipicamente autunnale, con buone prospettive di adattamento climatico e grande resa ai fini della pastificazione. Varietà ricavata dal grano tunisino Jenah Rhetifah. È il grano che nel 1923 – l’anno della svolta – viene ‘rilasciato’ (spiegano così gli esperti) con il nome desunto dal cognome dell’Onorevole Cappelli, nel frattempo divenuto Senatore.

È un autentico successo: gli agricoltori italiani lo preferiscono sempre e comunque sebbene risulti un po’ troppo alto nella spiga ed incline alla ‘piegatura’ della stessa. La sua produttività è impareggiabile, inarrivabile. I contadini ottengono, verso la fine degli Anni Trenta, oltre una tonnellata di frumento per ettaro.  Il Senatore Cappelli – dicono ancora le cronache – negli anni Trenta e Quaranta copre quasi tutte le terre coltivabili della Puglia e della Basilicata:  il suo chicco contiene ricche percentuali in lipidi, amminoacidi, vitamine e minerali. E in più dimostra una spiccata digeribilità e un’ottima resistenza alla cottura (non scuoce mai).

L’oblìo

Il Senatore Cappelli raggiunge livelli di diffusione sempre più elevati nel corso dei decenni successivi; eguagliando un’estensione pari al 60% dell’intera superficie a grano dello Stivale. Strampelli però non diventa mai ricco grazie al ‘suo’ frumento – così come per gli altri da lui ‘inventati’ – perché poco interessato a farsi riconoscere ogni diritto commerciale. Una figura a cui la cucina italiana deve molto – specie oggi, in un periodo di pieno rilancio della varietà – ma che in pochissimi conoscono a fondo; anche in ragione delle inesistenti pubblicazioni scientifiche. Pubblicazioni a cui lui non vuole mai dedicarsi. Preferendo invece, da indefesso lavoratore qual è, trascorrere tutto il tempo a disposizione nel contatto dei campi e nel suo preziosissimo, inaccessibile ‘gabinetto’ di ricerca.