ITALIA | vino

Vendemmia 2017: lo stato dell’arte nei Consorzi, tra previsioni e attese

di Giuliana Carosi

Il 2017 rappresenta, senza dubbio, uno degli anni più complessi per la vendemmia italiana. Le previsioni dell’Osservatorio del Vino, elaborate sulla base dei dati Ismea e dell’Unione Italiana Vini, stimano per il 2017 una produzione che si attesta intorno ai 40,02 milioni di ettolitri, con un decremento pari al -26% rispetto al 2016 quando la produzione toccò quota 54 milioni. Dati che, se confermati, rappresentano il minimo storico nazionale rispetto agli ultimi 50 anni, con una riduzione media in tutte le regioni italiane pari al 20%, ad eccezione di alcune regioni come il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia dove la diminuzione si attesta intorno all’11% e la Campania (-12%). Ma l’Italia non è stato l’unico Paese a dover fronteggiare le anomalie climatiche: anche Francia e Spagna hanno dovuto fare i conti con un clima non propriamente propizio per la produzione vitivinicola e una vendemmia non propriamente ottimale. In questi due Paesi le previsioni parlano di un calo di produzione rispettivamente del 18% e del 13% rispetto allo scorso anno.

In Italia la vendemmia 2017 è arrivata dopo un’annata anomala, caratterizzata da un inverno sostanzialmente mite e asciutto e gelate tardive, mentre la siccità prolungata, le alte temperature che hanno caratterizzato questa estate hanno portato ad un importante stress idrico dei vitigni e anomalie nel ciclo di maturazione. In diverse parti del Paese, la vendemmia è iniziata con largo anticipo rispetto al solito. La prima regione a tagliare i grappoli è stata la Sicilia il 22 luglio, seguita dalla Sardegna il 26 dello stesso mese, quindi Puglia e Lombardia nei primissimi giorni di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon). In tutta la penisola si riscontra un anticipo dell’inizio della vendemmia che varia dai 7 ai 15 giorni rispetto allo scorso anno. E così, capita ad esempio che a Canelli, nell’Astigiano, il 26 agosto sia già stato vendemmiato il 50% del Moscato. Stessa situazione al centrosud: al Conero la vendemmia è partita presto, con due settimane di anticipo. Secondo l’Osservatorio Vini, nei primi giorni di settembre oltre la metà delle uve è già stata raccolta ed avviata all’iter di vinificazione.

Qualità delle uve

 

“Nella maggior parte delle zone analizzate, lo standard qualitativo si mantiene ottimale – dice il presidente di Uiv, Ernesto Abbona. Di fatto, sono presenti diverse anomalie anche in termini di quantità. Innanzitutto, il clima caldo e secco ha favorito uve più sane ed una diminuzione del numero di trattamenti fito-sanitari. Il grado zuccherino risulta superiore rispetto alla media e la ridotta escursione termica tra giorno e notte ha inciso negativamente sullo sviluppo completo degli aromi. Nonostante i numeri propriamente non felici “l’Italia resta il primo produttore al mondo, davanti a Spagna e Francia”, aggiunge Abbona. Mai come quest’anno, insomma, il ruolo delle cantine è di fondamentale importanza.

 

Situazione regionale

 

Tra le regioni che hanno maggiormente risentito dei cambiamenti climatici in termini di produzione ci sono la Sicilia, l’Umbria e la Sardegna: in tutte e tre le regioni le percentuali toccano il -35%. Seguono la Valle d’Aosta, il Lazio, la Toscana e la Basilicata dove la produzione ha registrato una diminuzione media del 32%. In Abruzzo e Puglia si è prodotto il 30% in meno, mentre in Lombardia, Piemonte e Marche la percentuale si ferma al 27,5%. Poco al di sotto – 25%- Liguria, Calabria, Molise ed Emilia Romagna. Il Veneto, che si mantiene in testa a livello nazionale per ettolitri prodotti (oltre 10 milioni nel 2016 contro gli 8,4 previsti quest’anno), registra una perdita del 17,5%. Tra le regioni che hanno subito cali meno consistenti, il Trentino Alto Adige e la Campania (entrambi al -12,5%) e il Friuli Venezia Giulia (-11%). In generale, dunque, a risentire maggiormente delle difficoltà produttive sono le regioni del Centro e del Sud, dove è prevista una produzione rispettivamente di 4 milioni e di 16 milioni di ettolitri (con una forbice percentuale che oscilla rispettivamente tra il- 32 e -30%). Al nord la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 20 milioni di ettolitri, con un decremento del -21%. Numeri che, per il presidente di Ismea, Raffaele Borriello, “vanno comunque inquadrati in un contesto generale dove comunque le esportazioni del vino continuano a registrare performance positive, soprattutto in termini di riconoscibilità e affermazione nei mercati”. Ciò che, invece, non va trascurato, è l’effetto dei cambiamenti climatici sui redditi degli agricoltori “proponendo – aggiunge Borriello – anche per il settore del vino sperimentazioni e strumenti innovativi per la gestione dei rischi, a tutela del ricavo aziendale”.

I Consorzi e i produttori

 

Maximilian Niedermayr

“Quando i vitigni hanno cominciato a germogliare sono iniziati i capricci del tempo- spiega Max Niedermayr, presidente del Consorzio dei Vini Alto Adige – le gelate di aprile hanno provocato danni significativi sia in Valle Isarco che nella zona d’Oltradige. Con l’arrivo dell’estate poi i problemi non sono finiti, anche se l’Alto Adige non ha fortunatamente patito la siccità che ha colpito il resto dell’Italia: “Le forti grandinate estive hanno provocato danni in diverse regioni vinicole, soprattutto in termini di quantità del prodotto”. Nonostante il calo previsto – con una forbice che oscilla, secondo il Consorzio, tra il 10 e il 20% – “il lavoro instancabile e l’elevata professionalità dei viticoltori garantirà comunque un vino di grande qualità”, conclude Max Niedermayr per il quale complessivamente la valutazione per l’annata in corso è positiva.

 

Olga Bussinello

Dall’Alto Adige al Veneto, in particolare nella zona a nord di Verona. Ecco la Valpolicella, naturalmente ricca grazie alla presenza di un territorio morfologicamente vario: una sorta di “ventaglio di vallate”con caratteristiche geologiche e climatiche alla base della tipicità dei suoi vini. “Un’isola felice e in controtendenza rispetto alla situazione generale del Paese”, la definisce Olga Bussinello, direttore del Consorzio di tutela vini Valpolicella. “I dati generali che parlano di cali di produzione in Veneto non hanno toccato la Valpolicella – commenta – Fenomeni importanti come la gelata di aprile e le grandinate hanno colpito anche noi, ma la compromissione ha riguardato solo 30 ettari su 8mila”. Quanto alla siccità “l’abbiamo subita, ma ci siamo organizzati con l’irrigazione di soccorso e i pozzi per contingentare quello che è stato un problema nazionale”. In Valpolicella la vendemmia è iniziata il 4 settembre per la pianura e l’11 per l’alta collina. “I dati analitici relativi alle campionature sulle uve hanno verificato che i numeri del 2017 riproducono quelli dell’annata 2015 in termini di evoluzione dell’alcol, acidità del prodotto e colore. Si tratterà dunque di un vino con buona quantità di alcol dovuto alla presenza di zucchero nell’uva per il caldo e un colore sicuramente interessante. L’acidità non sarà molto elevata e questo forse non farà del 2017 un’annata a 5 stelle, ma molto buona rispetto soprattutto al trend nazionale”.

 

Alberto Mazzoni

Nelle Marche, tra siccità, gelate e anomalie climatiche “il calo dovrebbe assestarsi tra il 28 e il 30% – commenta Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano Tutela dei Vini – Siamo di fronte ad un’annata complessa e di difficile lettura, perché le variazioni si sono registrate non solo tra le diverse regioni ma negli stessi appezzamenti. Il problema principale non è stata la siccità in sé, quanto le ondate di calore. Nelle Marche ne abbiamo avute 4, tra il 31 luglio e i 4 agosto, con venti caldi che hanno creato grossi problemi alla pianta, andata in stress, e all’acino che si è disidratato. Oggi abbiamo vigne con foglie attive, le piogge hanno sicuramente portato freschezza e ci fanno ben sperare”.

 

 

Sergio Zingarelli

Sul fronte del Chianti Classico, come spiega il presidente del Consorzio, Sergio Zingarelli, quasi tutti i produttori hanno iniziato da poco la raccolta del Sangiovese. “Il nostro vitigno principe” – dice Zingarelli, per il quale tuttavia è ancora troppo presto per azzardare valutazioni sulle caratteristiche di questa particolare annata.  “Credo che si tratterà di una vendemmia con una sensibile riduzione della produzione ma che, dal punto di vista della qualità, potrà offrire ottimi risultati – aggiunge – Siamo sicuramente di fronte ad un’annata che, per molti aspetti, rimarrà nella storia. Il 2017 è stato infatti uno degli anni più siccitosi degli ultimi decenni. Già durante l’ultimo inverno le piogge sono state molto scarse così come le precipitazioni nevose. La primavera è stata più variabile, con qualche pioggia nell’ultima parte di febbraio e a marzo. Dal mese di maggio in poi le precipitazioni sono state veramente scarse, solo sporadici temporali si sono verificati in alcune zone del territorio chiantigiano.  A ciò si aggiunge la costanza di temperature sempre al di sopra della media stagionale che in alcuni periodi, specialmente durante i mesi di luglio e agosto, hanno raggiunto picchi molto elevati. Le prime precipitazioni un pochino più consistenti si sono registrate solo nei primi giorni di settembre. Un po’ tardive ma comunque sempre utili per far sì che il processo di maturazione delle uve potesse completarsi nel migliore dei modi”.

 

Federico Zileri

E quanto abbiano contato la morfologia e la composizione del terreno soprattutto in un’annata complessa come questa, lo conferma Federico Zileri, presidente del Consorzio Bolgheri. Siamo in provincia di Livorno, nel comune di Castagneto Carducci, in un’area di produzione che corre parallela alle spiagge della costa toscana. Ad est, le colline metallifere alle spalle di Bolgheri e Castagneto proteggono i vigneti dai venti invernali. Al contrario, d’estate, questo corridoio è percorso da venti rinfrescanti che si generano tra le valli del fiume Cecina a nord e del torrente Cornia a sud. “A Bolgheri i terreni profondi, influenza del mare e delle temperature che hanno mitigato di 3-4% la calura rispetto alle zone interne e l’irrigazione di soccorso, ci hanno consentito di poter fronteggiare un’annata unica nel suo genere”, commenta Zileri. “Da come si era prospettata all’inizio, ora che il 90% delle uve sono in cantina posso dire che per Bolgheri l’annata è stata buona. Non abbiamo avuto gelate, i vigneti con più di 15 anni hanno resistito bene, grazie anche alla profondità dei terreni. Il 2017 è stato un anno importante per l’esperienza che ci ha regalato, che ci ha consentito di vedere la reazione delle piante: è stata una vendemmia anticipata e fatta giorno dopo giorno quali interventi fare. Certo, la produzione ha subito un calo intorno al 20% però rispetto alle prospettive iniziali possiamo ritenerci soddisfatti”. Grazie anche alle piogge di settembre, “parliamo di 20-30 millimetri a volta, dai quali i Cabernet Sauvignon, i Cabernet Franc e qualche Merlot hanno tratto beneficio”.

 

Ferruccio Deiana

In Sardegna, la scarsità delle piogge ha avuto contraccolpi sulla produzione. Nella zona a sud della Sardegna, “dove non piove da febbraio – dice Ferruccio Deiana, dell’omonima cantina che produce Vermentino, Cannonau, Malvasia, Moscato. “La nostra zona è stata la meno colpita, ma dobbiamo fare una distinzione importante: se sui rossi il calo si aggira intorno al 10%, sui bianchi la forbice va dal -20 al -30% in meno rispetto allo scorso anno. Il clima è stato e continua ad essere piuttosto caldo, la pioggia non c’è stata e le uve sono sane. La brezza marina e il maestrale aiutano molto. Ma in generale possiamo dire che l’annata è al di sotto delle previsioni: la fioritura è stata davvero molto limitata”.

 

 

 

Antonio Casu

Nelle zone centrali, la vendemmia è partita con un anticipo medio di 15 giorni. “Abbiamo iniziato il 7 agosto, con la raccolta di uve Cannonau e Vermentino per le basi di spumante”, dice Antonio Casu, della cantina Dorgali che produce, tra gli altri, anche vini rosee di Cannonau ed Extradry con base di Vermentino. “Dopo ferragosto sono iniziati i conferimenti per le uve del vermentino, raccolte con cura per preservare quegli aromi che quest’anno sono stati difficili da trovare. Dall’ ultima settimana di agosto sono iniziati conferimenti delle altre uve di Cannonau”. Uve che, se qualitativamente risultano di buon livello, sulla quantità hanno registrato una flessione del 40% rispetto al 2016. “Ciò a causa di condizioni climatiche difficili a partire da fine aprile, quando le gelate che si sono succedute per tre notti hanno bruciato i germogli e creato notevoli danni alla produzione. Poi c’è stato il periodo di siccità che ancora perdura, seguita da un’ondata di caldo straordinaria iniziata a maggio. Se da un lato la scarsità dell’acqua ha favorito l’assenza di malattie, d’altro gli acini erano piccolissimi: la mancanza d’acqua ha causato la perdita di peso e della quantità di prodotto conferito”.